
La crioablazione di precisione…
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Negli ultimi mesi a Sydney, presso il Liverpool Hospital nel sud ovest della città, è stato introdotto il primo sistema australiano di crioablazione guidata da risonanza magnetica. La crioablazione è una tecnica che utilizza sonde sottili per congelare e distruggere cellule tumorali tramite temperature estremamente basse. La risonanza magnetica permette ai medici di guidare con precisione il trattamento, monitorando in tempo reale l’area interessata. Non è una novità assoluta nel mondo della medicina, la crioablazione è già utilizzata da anni per alcuni tipi di tumori, come quelli renali, epatici o prostatici in casi selezionati. La novità riguarda l’integrazione avanzata con la risonanza magnetica, che aumenta la precisione e riduce l’impatto sui tessuti sani. Si tratta, dunque, dell’integrazione di due tecnologie mediche distinte: la Crioablazione (che congela) e la Risonanza Magnetica (che guida l’operazione). La crioablazione è una tecnica mininvasiva che utilizza il freddo estremo per distruggere le cellule tumorali attraverso un’incisione millimetrica (1-2 mm) nella quale si inserisce una sottile sonda (ago) direttamente nel tumore. All’interno della sonda vengono, poi, fatti scorrere gas (come l’argon) che abbassano la temperatura fino a formare una “palla di ghiaccio” che uccide le cellule maligne. Già sperimentata con successo per il cancro della prostata, del rene e dell’osso, è indicata soprattutto per i pazienti affetti da tumore del polmone non trattabile chirurgicamente, o con metastasi che non rispondono più a chemioterapia, e ha il vantaggio di essere ben tollerata. Nella maggior parte dei casi è eseguibile in anestesia locale e offre la possibilità di distruggere in una singola seduta, della durata di 1 ora circa, tumori di dimensioni notevoli (anche superiori a 10 cm). Il ruolo della Risonanza Magnetica (MRI) sarebbe quello di fungere da “occhi” ad altissima precisione per il chirurgo che lo guidano in tempo reale per permettere di visualizzare esattamente la posizione del tumore e l’espansione della zona congelata, evitando di danneggiare i tessuti sani circostanti. Le nuove risonanze ad alta potenza (come quelle da 3 Tesla) riescono, infatti, a vedere lesioni di appena 1 millimetro. Questa tecnica combinata viene utilizzata principalmente per pazienti che non possono affrontare la chirurgia tradizionale e per i vantaggi che comporta in quanto spesso i pazienti possono essere dimessi in giornata, con dolore minimo e senza cicatrici evidenti. Esiste anche una variante che “brucia” i tumori anziché congelarli, chiamata termoablazione, che utilizza laser o ultrasuoni focalizzati guidati sempre dalla risonanza. Queste metodiche rappresentano una rivoluzione nella medicina oncologica, permettendo in molti casi di cronicizzare la malattia e ridurre il dolore, specialmente in casi non trattabili chirurgicamente.




