
PAYBACK DISPOSITIVI MEDICI…
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Torna in evidenza il tema del sistema del payback dispositivi medici, norma che impone alle Aziende fornitrici di restituire una parte della spesa pubblica nel caso in cui le Regioni superino i tetti di spesa prestabiliti per l’acquisto dei dispositivi. Tale iniqua norma finisce per avere un impatto significativo sulle imprese del settore. Ed invero, i dispositivi medici rivestono un ruolo cruciale nel sistema sanitario e nella vita delle persone. Questi, infatti, sono – e saranno sempre più – parte di ogni step del processo di prevenzione, diagnosi, cura e innovazione. A partire sin dalle prime fasi e dalla diagnosi, i dispositivi medici consentono ai professionisti della salute di diagnosticare le patologie, monitorare condizioni mediche e valutare il progresso dei pazienti nel corso del tempo, fornendo allo stesso tempo dati fondamentali per un processo decisionale informato sulla gestione del trattamento. Alcuni dispositivi medici sono progettati per la prevenzione e la diagnosi precoce di malattie. Ad esempio, test di screening, dispositivi di monitoraggio dell’attività cardiaca e di misurazione della pressione sanguigna possono contribuire a identificare potenziali problemi di salute prima che diventino gravi. Inoltre, molti dispositivi nascono per migliorare e monitorare la somministrazione di trattamenti e terapie. Pompe per insulina, pacemaker, nebulizzatori e dispositivi per la terapia respiratoria sono solo alcuni esempi di come tali strumenti possano migliorare la qualità della vita e la salute di chi li utilizza. Nell’ambito della chirurgia e degli interventi medici, strumenti chirurgici, dispositivi di imaging, monitor di parametri vitali e altri dispositivi sono fondamentali per eseguire procedure mediche in modo sicuro ed efficace. Ma non solo, i dispositivi medici contribuiscono notevolmente al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità. Protesi, ausili per la mobilità, apparecchi acustici e altri dispositivi consentono alle persone potatrici di disabilità di rendersi autonome. Per le persone affette da malattie croniche, come il diabete, l’asma o le malattie cardiache, i dispositivi medici sono spesso essenziali per il monitoraggio quotidiano e la gestione dei sintomi. Ciò consente una gestione più efficace della malattia, riducendo il rischio di complicazioni. Nonostante ciò, spesso l’innovazione fatica a trovare un punto di accesso al SSN, ad oggi ancora intrappolato tra necessità di contenimento dei costi e l’importanza di garantire l’equità di accesso. Ferma restando la necessità di una normativa strutturata, appare sempre più evidente il bisogno di flessibilità dei sistemi di valutazione e monitoraggio, integrandoli strutturalmente nei processi di programmazione e finanziamento, soprattutto in uno scenario in rapida evoluzione come quello dell’innovazione dei dispositivi medici. In questa ottica, si inseriscono le novità in materia presenti del Ddl Bilancio. “L’aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici dal 4,4% al 4,6% per il 2026 e’ indiscutibilmente necessario: rappresenta un significativo e atteso segnale da parte del Governo, una risposta concreta, seppur parziale e di breve respiro, alle richieste del settore”. Lo afferma il presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Fabio Faltoni, all’audizione sul ddl Bilancio alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sottolineando che ‘questo non basta’. “E’ un ritocco – spiega – che non cambia nei fatti l’inadeguatezza di un tetto fissato oltre dieci anni fa, che resta assolutamente insufficiente rispetto al reale fabbisogno del settore, che si attesta tra il 6 e il 6,5% se scomputiamo dal calcolo i servizi e le grandi apparecchiature, e sale oltre il 7% se li includiamo”. Per Faltoni occorre “istituire da subito uno standard di monitoraggio in grado di calcolare e aggiornare in tempo reale i fabbisogni e, chiuso il quadriennio 2015-18 mettere fine al meccanismo folle del payback che si autoalimenta di anno in anno anche rendendo permanente il Tavolo sul payback avviato dal ministero dell’Economia lo scorso marzo”. Le Aziende, infatti, chiedono che nella Legge di Bilancio venga eliminato in via definitiva il payback.




