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 Il tema delle cure palliative e della loro opportunità torna in evidenza a seguito dell’analisi dei risultati di una recente ricerca sul tema che ha evidenziato come intorno alle cure palliative persistano stereotipi e disinformazione. Molti le associano ancora esclusivamente agli ultimi giorni di vita, o le considerano “un palliativo” nel senso riduttivo del termine. In realtà, le cure palliative sono un insieme integrato di trattamenti terapeutici, diagnostici e assistenziali che hanno come obiettivo il miglioramento della qualità di vita delle persone con malattie inguaribili e delle loro famiglie. Ed invero, secondo la definizione delle Legge per cure palliative si intende “l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”. (Legge n.38/1 Art. 2). Dunque, le cure palliative negli ultimi anni rappresentano, non solo la speranza di minore sofferenza per la persona ma soprattutto un approccio terapeutico che tende a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie gravi e incurabili. Queste cure si concentrano su diversi aspetti come valorizzare la Vita, offrire sollievo, accompagnare i pazienti e le loro famiglie, senza anticipare, né posticipare la morte. Gestire i sintomi fisici e psichici, migliorando il benessere complessivo fino all’ultimo momento. Le cure palliative, quindi, sono quell’insieme di cure, non solo farmacologiche, volte a migliorare il più possibile la qualità della vita sia del malato in fase terminale che della sua famiglia. La fase terminale è una condizione irreversibile in cui la malattia non risponde più alle terapie che hanno come scopo la guarigione ed è caratterizzata da una progressiva perdita di autonomia della persona e dal manifestarsi di disturbi (sintomi) sia fisici, ad esempio il dolore, che psichici. In queste condizioni, il controllo del dolore e degli altri disturbi, dei problemi psicologici, sociali e spirituali assume importanza primaria. Lo scopo delle cure palliative non è quello di accelerare né di ritardare la morte, ma di preservare la migliore qualità della vita possibile fino alla fine. Le cure palliative sono state definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “…un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di un’identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e di altre problematiche di natura fisica, psicologica, sociale e spirituale. “Non si tratta quindi di “smettere di curare”, ma di continuare a prendersi cura, con competenza e umanità, fino all’ultimo momento.  Si rende necessario restituire alle cure palliative il loro significato autentico: cura della persona, non della malattia. Significa riconoscere il diritto di ciascuno a ricevere cure appropriate, anche quando la guarigione non è più possibile.
Significa parlare di libertà, di dignità, di presenza. Bisognerebbe, pertanto, cercare di cambiare paradigma e considerare le cure palliative non come l’ultima cura ma come la cura giusta.